Val di Rabbi

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Valle di Valorz
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Parco Nazionale dello Stelvio
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Un po' di storia



Ricercare tra i documenti storici al fine di definire con esattezza “le origini” della Val di Rabbi è un’impresa assai ardua! Varie e contrastanti sono le ipotesi relative all’epoca in cui originariamente fu abitata!

 

La Val di Rabbi non dovrebbe esser stata colonizzata prima del 1200. Il nome Rabbi compare per la prima volta nel 1236 in un’investitura di decima sui terreni nelle pertinenze di Samocleva “et de Rabio”. Quindi già in questi anni la Val di Rabbi doveva essere abitata poiché la sua popolazione era gravata da decime.

 

Una nota del 1491 parla di 16 – 18 malghe esistenti in quel tempo. Lo stesso scritto afferma che verso il 1470 c’erano in Val di Rabbi al massimo 20 famiglie “XX foci fumantes” che raddoppiarono in soli 30 anni. Nella stessa epoca vennero costruiti circa 60 masi che furono successivamente stabilmente abitati.

 

Il sorgere di questi primi insediamenti è riconducibile al fatto che l’economia della società rurale alpina aveva il suo principale supporto nell’allevamento del bestiame che implica necessariamente la monticazione. Ecco dunque che con la buona stagione glia allevatori dei paesi vicini – Magras, Terzolas, Samoclevo, Caldes e Malè - cominciarono ad addentrarsi verso Rabbi alla ricerca di terreno coltivabile. Una volta prodotto il fieno sorsero i masi dove accatastarlo.

 

Ha origine così l’insediamento temporaneo in Val di Rabbi. Pian piano qualcuno di questi abitanti temporanei finirà per stabilirvisi definitivamente. Sorsero i primi gruppi di case: la maggior parte delle 20 famiglie si insediarono nella località ora detta San Bernardo (G. Ciccolini, 1932)

 

Si tratta di gente operosa e tenace che giorno per giorno strappava al bosco un boccone di terra da coltivare….e quando i terreni pianeggianti vicino al Rabies furono tutti dissodati si affrontarono i pendii, si costruirono i muri a secco che sostenevano brevi terrazzi per ricavarne terra utilizzabile. Poco importava se dopo ogni inverno, al momento del disgelo la terra franava: le donne pazienti, taciturne e tenaci l’avrebbero riportata a monte con piccoli cesti di giunchi intrecciati nelle lunghe sere d’inverno durante i filò, quando nella stalla le famiglie si raccoglievano per sfruttare il tepore degli animali e il più anziano raccontava storie e leggende di streghe e di gnomi…

 

“Fino al 1492 ogni giurisdizione sulla Val di Rabbi fu tenuta dai Principi Vescovi” (R. Almagià, 1979) mentre dal 1492 al 1800 la”bassa o civile giurisdizione” fu riconosciuta alla famiglia dei Tono del ramo di Caldes-Rocca di Samoclevo. Sede del giudizio fu dapprima la Rocca di Samoclevo e dal 600 il Castel Caldes. L’alta giurisdizione fu però sempre esercitata dai Principi – Vescovi.

Nel 1500 con l’aumento della popolazione la Val di Rabbi ottenne “il curato che battezzi i nati e seppellisca i morti”. Gli abitanti della Val di Rabbi vivevano in un territorio suddiviso in cinque “Colomelli”: Ceresè, Casna, Crespion, Piazzola, Somrabbi ed ogni colomello eleggeva un suo rappresentante detto “Regolano”. Questa situazione politico-amministrativa restò in vigore fino all’alba del secolo XIX in quanto la Signoria dei Tono impedì la formazione di un comune autonomo.

Solo il 6 agosto 1800 fu approvato uno statuto che consentì alla Valle di Rabbi di costituirsi come comune. (Cronaca del Termalismo, 1981) Con il Congresso di Vienna (1815) il Trentino passò sotto il governo austriaco e di conseguenza anche la Val di Rabbi. A metà 800 Rabbi si era costituita come una ridente stazione di cura termale che poteva contare circa 2000 visitatori per stagione.

Il termine della prima Guerra Mondiale porta all’annessione del Trentino all’Italia e la Val di Rabbi, da quel momento, segue le sorti di tutti gli altri comuni della Provincia Autonoma di Trento.

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